Susanna
Moglia ha tutte le qualità per
essere una brava Artista: buona capacità creativa
e buona conoscenza del disegno e della
costruzione grafica.
Partendo dal presupposto di una regola
grafica e di rappresentazione figurativa,
l’Artista veronese è in
grado di modificare l’anatomia
dell’essere e di trasmetterlo a
livello psicologico del momento.
L’arte è per colui o colei che sa vivere dentro ed è capace di esprimersi oggettivamente attraverso un messaggio leggibile dall’esterno ma costruito da un linguaggio intimo, quello derivante dall’anima dell’Artista.
Susanna Moglia attraversa
delle fasi creative diverse dove variano
le intensità psicologiche che
si concretizzano nelle diverse sfumature
cromatiche e nelle trasformazioni anatomiche
ed espressive dei suoi personaggi inanimati.
Susanna ha dei momenti che vengono
sviscerati solo in determinate composizioni
creative che sono trasmesse dal cervello
a livello psicologico, poiché descrivere
una immagine che la psiche sta scaricando
diventa una gioia, una sofferenza, un grido
o un urlo interiore.
Nelle fasi più originali l’artista è capace
di fare del bello, di rafforzare l’aspetto
estetico con estro e fantasia, lasciando
traccia delle sue ansie, ire, dolori, negli
occhi di un angelo cupido, di un uomo con
il cappello oppure nella Passione dei due
Esseri.
La bellezza, la forza e l’urlo, derivano
dal monocromo utilizzato dall’Artista,
dalla tavolozza che segue le intensità delle
sensazioni e racchiude il gemellaggio tra
l’immagine che ha collocato oggettivamente
sulla tela e la fase acuta dell’ispirazione.
Lo sguardo del Cristo, quello del bambino–angelo
con gli occhi maturi, lo stesso linguaggio
utilizzato tra i due esseri maschili e i
due esseri femminili, conferisce al pubblico
osservatore quasi la volontà di interpretare
e capire il dualismo psicologico dell’essere
e soprattutto di Colei che sa fare dell’Arte.